riflessioni di un pesce rosso travestito da wonder woman in gita nella giungla

di Paola Mattioli – dopo la giornata di ieri e la porta in faccia avuta dal rappresentante della mia parrocchia… Attento a te Onlus grazie ad una delle nostre dolcissime collaboratrici (Katia) è andata a bussare ai vicini di paese. Si la Parrocchia accanto alla nostra! Oggi ci ha ricevuto Don Rosario, un omone dal volto severo e dall’animo dolcissimo. Ha esordito dicendo: siete mamme? io vi farei a tutte l’elettroshock!!! ahahaha mi aveva già conquistata. Siamo piombate in Chiesa senza appuntamento, lui era fuori ed è rientrato per noi. Ci ha fatto accomodare, ci ha ascoltate con interesse, ci ha capite.

Alla fine ha detto: “come possiamo aiutarvi?” e noi: “ci servirebbe un posto dove accogliere bambini e genitori, ci servirebbe raccogliere fondi dopo le messe della Domenica…” e lui “questa è casa vostra, siete le benvenute”… l’ora successiva è stata una piacevole chiacchierata tra persone che volevano fare del bene!

Tranquilli amici mi ero sbagliata, una parte dei nostri 8×1000 è veramente usata per il bene del prossimo!!!

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di Paola Mattioli – Oggi è un mese, un solo mese che ho fondato la nostra associazione ATTENTO A TE Onlus. Grandi emozione, grande commozione. Un percorso tutto in discesa, una strada illuminata. Collaboratori volontari meravigliosi, sponsor, famiglie e sostegno ovunque. Nessuno ad oggi ci ha chiuso mai la porta in faccia, anzi, ognuno ci ha fatto commuovere nel suo modo di donare. I nostri progetti… per i bambini, per le famiglie, per la serenità della nostra comunità! ci servono fondi è vero, ma ci servono anche spazi. Sale dove fare i gruppi di auto-aiuto (selfhelp), dove ospitare le famiglie, dove formare le coppie di genitori.

Appuntamento nella nostra Parrocchia di zona Sant’Anna a Roma. Il Parroco ci concede 4 minuti prima della messa. Mi ero stampata il progetto ed avevo il biglietto da visita in mano… mi dicevo: “vedrai Paola, quanto aiuto potrai dare, vedrai quanto sarà contento il Parroco!”. Insomma riassumo in 2 minuti i progetti: Disturbi specifici di apprendimento, corsi sul cyberbullismo… avremmo bisogno di una stanza, 1 ora ogni 15 giorni. Avremmo anche bisogno di pubblicizzare le iniziative, vorremmo farne qui, con i giovani, le famiglie… RISPOSTA: “non abbiamo spazio. Non possiamo farvi pubblicità per sostenere i vostri progetti perché ora dobbiamo raccogliere fondi per la festa della parrocchia. Potremmo fare qualcosa sì… dopo le manifestazioni antropologiche della supercazzola prematurata con scappellamento a destra con catechesi annessa e connessa” io osservo atterrita e lui continua “in caso vi mandiamo qualche ragazzino e genitore che si rivolgono allo sportello d’ascolto, sai, ad ognuno il proprio mestiere, inutile che ci arrampichiamo noi sugli specchi”

Ecco, io ho riassunto i 4 minuti concessi più significativi della mia vita. Sono uscita dall’ufficio parrocchiale, stordita. Sono entrata in Chiesa ed ho chiesto a Gesù… “Signore, qui c’è scritto, la mia casa è sempre aperta ed io ho ricevuto da questo parroco la porta in faccia più pesante degli ultimi tempi. Che senso ha tutto questo?” La risposta non tarda ad arrivare, passo dal nostra amico e sostenitore che mi racconta di progetti meravigliosi per la nostra onlus, ci da il suo aiuto, il suo incasso da commerciante, le sue conoscenze, il suo tempo, il suo cuore… per i bambini!

Secondo voi a chi lo devo dare quest’anno l’8×1000?

Ed ecco perchè è un grande!!!
John Chambers Fondatore della Cisco Systems
, impresa della new economy produttrice di sistemi di comunicazione reticolari. Sino a poco tempo fa ha mantenuto il segreto sulla sua dislessia: occupando una posizione importante non voleva mettere in evidenza la propria debolezza.

Lo ha rivelato un giorno, nel corso di un evento organizzato dalla sua compagnia, quando una ragazzina che voleva fare una domanda davanti a una folla di cinquecento persone, sentendosi mancare le parole, dichiarò con le lacrime agli occhi: “Ho una difficoltà di apprendimento”. Chambers ricorda quei momenti con profonda commozione: “Potevo capire molto bene ciò che provava, conoscevo anch’io quell’angoscia”. Così le venne in aiuto, dichiarando davanti a tutta l’assemblea: “Anch’io ho un problema di apprendimento”. E parlandole come se fossero soli, proseguì: “Hai appena trovato il modo per venirne fuori, perché ci sono cose che solo tu sai fare e gli altri no, mentre ce ne sono altre che non imparerai mai a fare. Per la mia esperienza, ciò che può aiutare è prendere le cose con calma”. Chambers, che riesce a leggere da destra a sinistra e dall’alto in basso, dice che i suoi genitori, entrambi medici, non hanno mai avuto dubbi sulle sue possibilità e che la loro fiducia è stata per lui molto importante. Un’altra figura significativa è stata la sua insegnante di sostegno, la signora Anderson: lezioni giornaliere, a volte pesanti, sempre utili. Sulla dislessia e il suo stile di ragionamento dice: “Non so come spiegarlo, ma io affronto i problemi in modo diverso. Mi è molto facile saltare concettualmente dall’A alla Z. Visualizzo una gara di scacchi e conduco il gioco mentalmente, ma non è soltanto una gara, è il mio progetto di lavoro. Non faccio una mossa sola alla volta, perché di solito riesco a prevederne il risultato e le contromosse dell’avversario”. Per molti uomini d’affari dislessici la lettura rimane sempre un problema: se la cavano con i giornali e le riviste, ma con i testi lunghi sono in difficoltà, perciò i collaboratori di Chambers gli preparano sunti che non superano le tre pagine, con le parti più importanti sottolineate in giallo.

tratto da:

http://www.donodislessia.it/grandi-manager-dislessici.html

 

Un vademecum Utilissimo! Complimenti D.ssa Giovanna Giacomini

POST-IT PEDAGOGICI

LEGGE SULLA DISLESSIA

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dislessia/dm_20110712.pdf

 STEP PER LA DIAGNOSI

–       prima valutazione e primo intervento. A distanza di 6 mesi a seguito dell’intervento si procede con una nuova valutazione.

–       In caso di “diagnosi di DSA”: far protocollare la diagnosi. Che cosa vuol dire protocollare? La segreteria della scuola deve mettervi un numero preso dal registro del protocollo. Con questo si attesta ufficialmente che la scuola ha ricevuto la documentazione.  Il numero di protocollo deve essere messo sia sulla copia che depositate sia su quella che rimane in vostro possesso. Insieme alla diagnosi si consiglia di fare la richiesta per poter accedere ai documenti amministrativi e ai verbali di classe in modo da poter conoscere le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi che si intendono utilizzare.

–       Stesura del PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO

–       Individuazione di strumenti compensativi

–       E’ possibile fare richiesta alle insegnanti di diminuzione dei compiti nei giorni…

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di Paola Mattioli – Bisognerebbe fare un corso specifico a maestre ed insegnanti in genere, per spiegare loro quanto un rapporto sbagliato a scuola possa arrivare ad influenzare la vita di un ragazzino. Cerco di immaginare che i professori siano delle specie di Santi, pazienti e imparziali… Ma poi torno alla realtà, ricordandomi che sono umani e purtroppo, umani NON PRIVI DI GIUDIZIO…
Una frase del tipo: “ma allora non capisci niente?” Davanti a tutta la classe contribuisce a far perdere un punto di autostima al ragazzo che proverà un mix di sensazioni tra la tristezza, la rabbia, l’inadeguatezza, il senso di vergogna e mille altre dinamiche che se reiterate, si radicheranno in lui!
Insegnanti, educatori, il vostro mestiere è potente. La vostra missione è fondamentale. Avete l’opportunità di essere e rimanere un bel ricordo o un incubo che verrà maledetto per tutta la vita… A VOI LA SCELTA!

– Se vostro figlio ha una diagnosi di dislessia, diteglielo. Non ci sono ragioni per tenerlo nascosto.

– Spiegategli che la dislessia è molto comune, che probabilmente anche nella sua classe altri bambini l’hanno e forse anche nella sua famiglia qualcuno l’ha.

– Potete dirgli che la dislessia è solo un nome per spiegare il perchè dei bambini hanno difficoltà a imparare a leggere, a scrivere e a contare. In realtà siamo tutti diversi. Tutti abbiamo abilità e strategie differenti. Individuate qualche attitudine di vostro figlio, per esempio ad uno sport, alla musica, al disegno, al bricolage. Scoprire le sue capacità relazionali: è amorevole con gli animali, è simpatico, generoso, è dolce, è benvoluto… Insomma occorre trovare qualche lato positivo del bambino, che lui stesso riconosce, questo per far capire che ci saranno altri bambini che imparano subito a leggere e a scrivere e magari non hanno altre sue qualità. Questo è normale. Siamo tutti diversi.

– Spiegategli che questo non è colpa sua, nè dei genitori o della scuola. E’ qualcosa che succede senza motivo, come avere i capelli di un determinato colore, o gli occhi azzurri.

– Ditegli che questo spiega il perchè delle sue difficoltà a scuola.

– Spiegategli anche che questa significa che bisognerà lavorare sodo, impegnarsi molto. Ma che questo avverrà con il giusto aiuto e con gli strumenti appropriati.

– Preparatevi a dover ripetere queste cose più volte anche nel corso degli anni. Siate sempre pazienti e disponibili.

– Se prima di sapere la diagnosi avete discusso con vostro figlio per i compiti e per i suoi insuccessi, ammettete il vostro errore. Non abbiate paura di chiedergli scusa, i bambini sanno perdonare molto bene.

– Se vi è bisogno di un aiuto supplementare, magari per i compiti a casa, presentatelo come un’opportunità, non come una punizione.

– Si gli aiuti supplementari vanno ad interferire con altre attività che gratificano il bambino, valutate attentamente se vale la pena di fare questo intervento.

– Assicuratevi che vostro figlio sappia che anche se la scuola è molto importante è solo un aspetto della sua vita.

– Se volete raccontare della diagnosi ad altre persone, parenti o amici, fatelo cercando di essere il più positivi possibile e dicendo le stesse cose che avete raccontato a vostro figlio. Eventuali discrepanze potrebbero arrivare a vostro figlio e peggiorare il vostro rapporto.

– Assicuratevi che vostro figlio sappia che il vostro amore nei suoi confronti non dipende dai risultati scolastici.

Certamente queste cose non sono facili da fare. E’ difficile all’inizio accettare la diagnosi tranquillamente. Magari pensate “perchè mio figlio?” o “non è giusto!”. Questo è normale, ma appena il dispiacere iniziale è passato, occorre dirigere tutte le energie nella direzione di affrontare al meglio il problema per aiutare al meglio il bambino

Tratto da:

http://ascuolaconmatilde.com/2011/11/04/cosa-dire-al-bambino-con-dsa/

Attento a tedi Paola Mattioli – Carissimi amici, è con immenso orgoglio che vi presentiamo la nostra Onlus… ATTENTO A TE!

Eh sì, abbiamo scelto questo nome che vuole avere 3 significati. Il primo è “attento a te stesso” e cioè “devi avere cura di te e trovare il coraggio di chiedere aiuto”. Il secondo è: io “mi prendo cura di te” e sto attento a: disturbi specifici dell’apprendimento, bassa autostima, pericoli in internet, mediazione familiare, supporto del disagio familiare in genere. La terza, invece, vuole semplicemente dire: STAI ATTENTO A TE se non ci dai una mano a condividere il messaggio!!!!

Va bene questa ultima motivazione è un gioco, ma ci farebbe comunque piacere se ci aiutassi a spargere la voce tra i tuoi contatti Facebook; la nostra pagina FB la trovi QUI

Presto tutti gli aggiornamenti, visibili anche sul sito: www.attentoate.com

Un abbraccio e…. ATTENTO A TE!

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