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IL CONFINE DEI DIRITTI E L’AGRITURISMO

di Paola Mattioli – Anni fa avrei passato 4 giorni di cacca! Prendo le ferie, meritatissime ferie dal lavoro, dallo studio, dalla città, dalle rotture di balle immense che mi ritrovo giornalmente a dover affrontare. Non voglio soffermarmi sulla difficoltà della preparazione delle valige per me, i miei figli ed il cane (si anche il cane, a casa nosta, ha una valigia). Comunque si parte, direzione Umbria!

L’agriturismo scelto è semplice, senza pretese dove puoi scendere a fare colazione o pranzo con le ciabatte e se ti sei pettinata o no, lo noti solo tu! Per loro sei sempre bella e sono contenti che tu sia lì. Il primo giorno arriviamo e mio padre preso dalla noia decide di attirare l’attenzione su di sè caracollando giù per la vallata, passando prima per una pozzanghera e andandosi a panare in uno strato di brecciolino. Risultato: una mano abrasa, un ginocchio contuso ed uno strato croccante su tutti i vestiti… ed è solo il pomeriggio del primo giorno.

Il nostro alloggio è gigante 5 stanze, 2 bagni, muri d’un tempo spessi un metro. Un freddo, ma un freddo… prima che si riscaldi ci vogliono almeno 2 giorni. Si va a dormire coi maglioni e 4 coperte. Le lenzuola si sono riscaldate verso le 5 di mattina. Comunque ci si sveglia con calma e mia figlia decide di vomitare appena alzata dal letto, lì seduta stante nel corridoio, cercando il più possibile di non lasciare nessuno spazietto pulito, per par condicio delle mattonelle! “Mamma, non ti preoccupare non è influenza, è solo che non ho digerito i cioccolatini al rum che mi ha dato zia!”. Oddio mio, il rum… a 9 anni, omamma ed ora? Va bene, penso, almeno il coma etilico è scongiurato! Pulisco tutto e si parte in giro per paesini limitrofi. E già mi vedo con il naso all’insù a guardar paesaggi e chiesette antiche. Saliamo in macchina, facciamo 3 curve e: “mamma, mi viene da vomitare” ed io “restisti amore che ci fermiamo e…”. Troppo tardi: giubotto, sedile, tuta, scarpe e capelli. Bene eccomi a naso all’ingiu per pulire tutto, giriamo la macchina e si ritorna in agriturismo.

Il camino acceso e la casa che comincia a scongelarsi. Tutti in massimo relax, spaparanzati sui divani e totalmente dissociati, ognuno con il suo ipad, iphone, samsung, bussano alla porta. “Scusate ma nel ristorante di sotto sta venendo giù acqua dal soffitto”. Risultato: tubi spaccati dal freddo e bagni di casa nostra inagibili. Insomma proprio perchè voglio farla breve ci siamo ritrovati con l’agriturismo pieno (quindi non potevamo cambiare casa) ed ogni volta che c’era una certa esigenza fisiologica, via… a metterci il cappotto ed uscire, raggiungendo un bagno esterno tipo “casa nella prateria”.

Beh molti di noi ed a ragione, si sarebbero rovinati le vacanze. Chiesto un risarcimento? sbraitato e discusso? abbandonato il posto di vacanza? insomma avremmo fatto valere i “nostri diritti” no? niente di tutto questo. Ho riflettuto sui diritti, sì, e sono giunta alla conclusione che a volte il confine del mio diritto si sovrappone con il diritto di un altro e faccio un esempio: il nostro agriturismo è nato a seguito del terremoto in Umbria del 97, dopo che l’albergo dei proprietari è stato completamente distrutto. Da allora la famiglia ne ha passate di tutti i colori e di certo lo stato non ha aiutato quanto doveva. Dovevano cercare di ricostruire e nel contempo manutenere quelle casette, ma il freddo, il gelo, la stanchezza, le vicissitudini familiari ma soprattutto la crisi, hanno rallentantato il processo economico e così… si sopravvive.

Abbiamo continuato a prendercela comoda, coccolati da abbondante ed ottimo cibo, dal paesaggio incantato e dall’atmosfera soporifera (quanto ho dormito!!!!!). I bambini si sono rotolati giù per la valle con gli slittini, con le tavole e con tutto quello che riuscivano a trovare, atterrando talvolta nelle cacche di mucca (!) felici e contenti come non mai; erano inseguiti dai cavalli ed inseguivano i maiali. Insomma per qualche giorno hanno dimenticato la tecnologia e sperimentato che “touch” non significa mettere il dito su uno schermo. Touch significa toccare, ma soprattutto quello che restituisce è il “SENTIRE”.

Ecco, le mie, sono state vacanze sentite!

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